ASSABINIDICA!

“Un populu diventa poviru e servu quannu ci arrubbinu a lingua addutata di patri: è persu pi sempri. / Diventa poviru e servu quannu i paroli non figghianu paroli e si mancianu tra d’iddi. Mi n’addugnu ora, mentri accordu la chitarra du dialettu ca perdi na corda lu jornu”. (I. Buttitta-1970).

Da millenni, l’Identità primaria di una Comunità, per quanto differenziata da gerarchie e stratificazioni sociali, si manifesta in “ciò che entra ed esce dalla sua bocca”: cibo e parole.

Nell’Epoca dell’Imperialismo, che è un Tempo della Storia, vengono dissolte, sradicate, disseccate -o “folklorizzate”- tutte le Lingue, le Piante e le Forme sociali disfunzionali al Dominio del Kapitale. E il Kapitale non è una “cosa”, ma un rapporto sociale tra persone, mediato da cose e da parole.

Nell’Epoca dell’Imperialismo, che è un Tempo della Storia, la regolarità è la Guerra Mondiale weaponizzata: guerre monetarie e commerciali, scientifiche e tecnologiche, energetiche e industriali, “climatiche” e alimentari. Ideologiche e linguistiche. E infine militari: continuazione della politica con altri mezzi.

Nella PSY-WAR, la guerra psicologica del Kapitale, le parole e le immagini si fanno pallottole e cannonate: il modello umano del Tecno-Kapitalismus è il soldato-consumatore. La sua essenza è il Colonialismo totalitario: lo sradicamento di ogni realtà e memoria ad esso disfunzionali (…).

Nella Società dello Spettacolo, l’Immaginario è un cruciale campo di battaglia: è “lotta di classe 5.0”. Ne va della Salute e della Vita: del suo Senso.

Il nostro “PARRA SICILIANU… NUN T’AFFRUNTARI!” è assai più di un richiamo “alle radici”: è una Pratica di R/Esistenza Politica e Umana.

E il nostro “Parra comu Manci e Mancia comu Parri!”… lo pratichiamo, con difficoltà, da decenni (una curiosità: un noto ristoratore di Acireale, un “amico”, ce l’ha “preso” e se lo è registrato a muta a muta come “marchio industriale”: e pacenzia!).

Ma quanto c’è di reale, di possibile o di illusorio nel “Parra comu Manci e Mancia comu Parri!”. – In “valore”, il 90% del CIBO consumato in Sicily Park non è “siciliano doc”: e le “eccellenze” vengono esportate, ed è un bene per i produttori: il mercato siciliano è segnato da una miseria dignitosa che non permette certo l’accesso di massa a beni agroalimentari di alta qualità made-in-sicily. Per non dire di tutto il resto, scarpe comprese!.

Sia chiaro: il MERCATO è mondiale da secoli e la Sicilia vi è integrata -in prevalenti forme di dipendenza neocoloniale- fin dalle sue origini cinquecentesche.

Se l’Identità comunitaria è sintetizzabile in ciò che entra ed esce dalla bocca, grande è la confusione sotto il cielo dell’Isola contesa!.

A questo tema cruciale, r-esistenziale, è dedicata questa KATABBA (ComunicAzione) di TerraeLiberAzione. E’ una prima sintesi divulgativa del nostro ostinato Cammino identitario post convenzionale avviato negli Settanta. Una scelta di Vita.
Bonu Studiu! Bona Cura! Bona Vigghjia!.